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Il formarsi della competenza linguistica in bambini cinesi e rom

L’ italiano come L2 nella scuola dell’obbligo. Il formarsi della competenza linguistica in bambini cinesi e rom, COCCHI, G., GIUSTI, M., MANZINI, M. R., MORI, T., SAVOIA, L. M., Roma, Bulzoni, 1996, € 21.

Il libro offre i risultati di una ricerca condotta nell’area di Firenze negli anni scolastici 1993-1994 e 1994-1995 in merito all’apprendimento dell’ Italiano come seconda lingua da parte di bambini cinesi e rom. La ricerca, promossa dalla Regione Toscana, è stata guidata dal professor Gastone Tassinari, docente di Pedagogia dell’ Università di Firenze.

Nonostante la specificità del tema il testo risulta essere un interessante connubio tra ricerca scientifica e proposte di tipo pratico, in una prospettiva che non dimentica mai l’ inscindibile binomio lingua – cultura.

L’ introduzione si apre con una panoramica sugli scopi e i contenuti dell’ opera per poi procedere con una breve analisi delle caratteristiche e delle differenze tra i due gruppi etnici presi in esame, interessati entrambi da un progetto di migrazione a lunga scadenza ma secondo modalità diverse, contraddistinte da un diverso rapporto con la società ospitante nonché da un diverso approccio alla lingua in quanto a scrittura e oralità (pp. 12-15).

Dopo aver analizzato le teorie dell’ acquisizione di L2 nel primo capitolo, ci si sofferma in quello successivo sulla nozione di errore linguistico: l’ “errore linguistico” si differenzia dal concetto di errore al quale la scuola ci ha abituati e si configura piuttosto come “espressione di una particolare organizzazione della competenza linguistica”. Da qui dunque la necessità che i docenti imparino a riconoscere i diversi tipi di errore, per trattarli in maniera diversa e funzionale alla crescita linguistica degli studenti (pp. 25-30).

Nel terzo capitolo (pp. 31 – 57) viene proposta la ricerca vera e propria: l’ analisi delle varietà di italiano L2, proprio attraverso gli “errori” linguistici di tipo evolutivo e interlinguale. Tale analisi mette in luce una “sostanziale omogeneità fra i comportamenti linguistici dei bambini dei due gruppi” indipendentemente dalle caratteristiche della lingua materna ma senza escludere l’ esistenza di casi di interferenza. Naturalmente è bene precisare, a tal proposito, che gli studi di linguistica contrastiva e quelli sull’ interlingua hanno dimostrato la rilevanza dell’ influenza della L1 sulla L2, che agisce in maniera man mano crescente passando dal livello morfologico a quello sintattico, da quello lessicale a quello pragmatico e infine a quello fonologico.

Il quarto capitolo si incentra sul confronto tra i dati esperiti con quelli relativi ad altre modalità di acquisizione di L2, allo sviluppo di L1 ed ai disturbi specifici del linguaggio (pp. 59 – 78).

Dedicato alle proposte didattiche è il quinto capitolo, nel quale si ricorda la differenza tra competenza funzionale e competenza grammaticale, affermando la necessità di dare maggior rilievo alla competenza linguistica orale, vista come presupposto per lo sviluppo di quella scritta. Molto interessanti le considerazioni sulle caratteristiche del sistema lessicale romané, soprattutto in relazione alla terminologia relativa alla parentela, nonché quelle relative alla percezione del colore come conseguenza di fattori culturali: si offre qui uno spunto, (di nuovo: al di là dei casi specifici analizzati), per comprendere quanto la lingua sia specchio della cultura e come sia impossibile fare educazione linguistica senza considerare gli elementi culturali (pp. 79 – 110).

Gli ultimi due capitoli sono dedicati alla Batteria di schemi, contenuti nell’ apposito allegato: il sesto capitolo ne spiega i presupposti teorici e le scelte didattiche (pp. 111 – 140), l’ ultimo si concentra sui risultati e l’ analisi dei dati ottenuti (pp. 141-153). Gli schemi (circa 70 pagine stampate su cartoncino e non rilegate, per facilitarne l’ utilizzo), sono un’ elaborazione messa a punto tenendo presente le interconnessioni tra problematiche linguistiche e interventi pedagogici e offrono una guida per attività di osservazione iniziale e attività relative ad aspetti linguistico – comunicativi (gli esercizi veri e propri, che potrebbero essere utili da utilizzare in fase di sintesi-reimpiego).

Scopo degli schemi, secondo quanto affermato dagli autori, non è solo fornire esercizi di morfosintassi e grammatica volti al recupero linguistico, ma anche quello di dare un aiuto per meglio organizzare il rapporto “culturale” tra docenti e allievi, per i quali si auspica di lavorare, secondo una didattica critica e problematica, trovando uno “sfondo comune” al di là delle differenze, per fornire a tutti gli studenti, stranieri e non, opportunità di crescita non solo linguistica, in una classe multietnica che si configura come un “microsistema sociale dove sono presenti culture e lingue diverse, che hanno la necessità di essere riconosciute, legittimate e messe in relazione senza forzature né prevaricazioni”.

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