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Insegnare le lingue ai bambini: i consigli del professor Fabbro

fabbro

Neuropedagogia delle lingue. Come insegnare le lingue ai bambini (Astrolabio Ubaldini, collana Psiche e coscienza) è un libro del professor Franco Fabbro, ordinario presso l’ Università degli Studi di Udine, che si interessa – tra le altre cose – di disturbi del linguaggio nei bambini e negli adulti, studio della rappresentazione cerebrale del linguaggio nei soggetti bilingui e poliglotti, studio del rapporto fra cervello e gli stati di coscienza.

Si tratta dunque del libro di un esperto in materia ma che ha la dote di sapersi proporre a più fisionomie di destinatari: sia che si abbia una certa esperienza in materia sia che non se ne abbia alcuna, il lettore vi troverà materiale prezioso, spunti da approfondire, indicazioni teoriche da studiare e pratiche da applicare.

Alla prima parte in cui si descrive la fisionomia del cervello umano e il suo svilupparsi, segue una seconda parte più operativa, nella quale sono contenuti anche i consigli a insegnanti e genitori che ho riassunto nell’ infografica che segue e che riporto in conclusione dell’ articolo.

Si tratta insomma di un libro interessantissimo e fondamentale per chiunque si occupi a vario titolo delle lingue e degli apprendenti bambini, che ha il pregio di essere preciso ma anche alla portata di tutti quelli che si interessano all’ argomento.

FABBRO

1. Si esprime sempre nella seconda lingua.
2. Ha un aspetto sempre dolce, disponibile e sorridente
3. Sa immedesimarsi e partecipa creativamente al gioco
4. Sa creare situazioni divertenti e contesti d’ uso della seconda lingua
5. Non corregge gli errori grammaticali, ma eventualmente ripete il vocabolo o la struttura se non sono quelli appropriati
6. Non costringe il bambino a esprimersi nell’ altra lingua ma crea la situazione perché il bambino lo faccia con piacere
7. Cerca di incoraggiare la ripetizione senza annoiare i bambini, per favorire la memorizzazione
8. Cerca di capire se i bambini hanno appreso il significato globale delle storie e delle canzoncine, più che il significato di singole frasi o vocaboli
9. Pone domande semplici che cominciano con “Come faremmo se…?”, “Perché avete fatto così?”, “Puoi raccontarmi come…?”, ecc.
10. Indica possibili soluzioni quando il gruppo non riesce a trovarne
11. Crea collegamenti: collega vari argomenti tra loro

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